Mobbing

Il mobbing o violenza psicologica sul lavoro non è un fenomeno recente. E’ presente da sempre all’interno delle organizzazioni e si è sempre legato al progressivo deteriorarsi di una o più relazioni lavorative e a delle chiare alterazioni nel modo di funzionare dell’organizzazione nel suo complesso.
Secondo l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro Il mobbing sul posto di lavoro consiste in un “comportamento ripetuto, irragionevole, rivolto contro un dipendente o un gruppo di dipendenti, tale da creare un rischio per la salute e la sicurezza”.
In Italia l’ISPESL (2001) definisce il mobbing come una “forma di violenza psicologica intenzionale, sistematica e duratura, perpetrata in ambiente di lavoro, volta alla estromissione fisica o morale del soggetto/i dal processo lavorativo o dall’impresa”.
E’ un dato oramai condiviso dalla comunità scientifica internazionale che il mobbing possa produrre in chi lo subisce danni fisici e psicologici anche importanti. Non è chiaro in quale misura ciò accada e quante siano percentualmente per persone che, se esposte a situazioni di mobbing, sviluppino disturbi psicologici, psicosomatici o somatici. Di certo la possibilità o meno di sviluppare un qualche disagio dipende dall’intensità degli stimoli stressogeni e dalla loro durata. Anche alcuni tratti di personalità del soggetto possono in qualche modo proteggerlo dal pericolo di sviluppare un vero e proprio disturbo oppure, al contrario, favorirne l’insorgenza. È un dato di fatto, sostenuto da pubblicazioni a livello internazionale
Nei paesi industrializzati la percentuale di lavoratori in cerca di sostegno presso centri specializzati è incostante aumento, ma la consapevolezza su questo tema è ancora molto limitata.
Nella maggior parte dei casi le diagnosi formulate sono nell’ambito dei disturbi dell’umore o dei disturbi d’ansia. L’esperienza clinica e la ricerca dimostrano che le due diagnosi di disturbo dell’adattamento (DA) e il disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS) rappresentino più tipicamente la risposta di un individuo ad un evento esterno fortemente stressogeno.
La Sindrome da disadattamento2 (SDD) è un malessere soggettivo e disturbo emozionale che in genere interferisce con il funzionamento e le prestazioni sociali e che insorge nel periodo di adattamento ad un significativo cambiamento di vita o ad un evento di vita stressante (ICD-10 oppure, secondo il DSM IV, Disturbo dell’Adattamento- DDA).
La Sindrome Post Traumatica da Stress (SPTS) è una risposta ritardata o protratta ad un evento stressante o ad una situazione di natura eccezionalmente minacciosa o catastrofica, in grado di provocare diffuso malessere in quasi tutte le persone (ICD-10 oppure, secondo il DSM IV, Disturbo Post Traumatico da Stress – DPTS).
Da un punto di vista psicologico la sintomatologia presentata dai pazienti vittime di mobbing è qualitativamente uniforme con, chiaramente, delle marcate differenze in base alla gravità del quadro clinico.
L’accertamento delle patologie mobbing correlate è estremamente complesso e dovrebbe in tutti i casi prevedere una multidisciplinarietà d’indagine. La valutazione dovrebbe comprendere accertamenti di tipo medico, psichiatrico e psicologico. E’ di estrema importanza raccogliere una dettagliata anamnesi occupazionale che tenga conto della storia lavorativa del soggetto nel suo complesso e non solo dell’episodio che si ritiene possa essere o meno correlato all’insorgenza di patologia.
Un elemento di estrema complessità risiede nell’impossibilità di verificare i dati anamnestici che il soggetto riporta. In questo modo l’accertamento dovrebbe essere basato sul quadro clinico e su una valutazione circa l’attendibilità della persona nel suo complesso. Il protocollo consolidato utilizzato all’interno dell’ambulatorio stress e disadattamento lavorativo della Clinica del Lavoro L. Devoto oltre a prevedere, come si è detto, valutazioni mediche e psicologiche accurate, prevede inoltre l’utilizzo di una complessa batteria di test psicodiagnostici finalizzati a verificare gli aspetti cognitivi, emotivi, comportamentali oltre che la personalità del paziente nel suo complesso. Nel corso delle due giornate di valutazione previste dal protocollo, vengono inoltre raccolti documenti che riguardano la storia lavorativa del paziente che possano essere utilizzati in sede clinica per trarre conclusioni più attendibili possibile.
In linea generale è possibile valutare se e quanto il paziente vittima di una situazione vessatoria sul luogo di lavoro abbia subito un danno di natura biologica, morale o esistenziale.
Stabilire la natura e la percentuale di questo danno è estremamente complesso ma, in linea generale, i passaggi essenziali di tale valutazione sono:
  • Il riscontro di un disturbo della sfera psicopatologica, psicosomatica e comportamentale.
  • In caso positivo, confronto con la situazione avversativa di lavoro.
  • La valutazione di eventuali patologie pregresse di tipo psichico, condizioni predisponenti e/o disturbi della personalità che a loro volta possono spiegare il quadro clinico.
  • La valutazione di eventuali malattie generali, specie a carattere cronico invalidante, ugualmente concorrenti o determinanti il disturbo riscontrato.
  • La valutazione di altri eventi di vita dotati di potenziale psicotraumatico (ad esempio un lutto di una persona molto cara, un dissesto economico, un divorzio o altro) che ancora possono influire sullo stato psichico della persona.

Una volta escluse altre possibili cause, deve essere valutata la reale consistenza della situazione di mobbing attraverso una valutazione della attendibilità complessiva della persona e del suo racconto.