Disturbi di Personalita
Per usare una metafora, la personalità rappresenta le “lenti” che utilizziamo per guardare il mondo e per guardarci dentro. A seconda dello spessore e delle caratteristiche delle lenti che indossiamo il mondo ci apparirà in un modo piuttosto che in un altro.
Ognuno di noi indossa le sue “lenti” e ha dunque uno stile di rapporto con gli altri che è caratterizzato da determinati tratti: così esiste ad esempio il tratto della sospettosità, quello dell’ amore di sè oppure quello della passività e della dipendenza dagli altri.
Normalmente questi tratti sono sufficientemente flessibili a seconda delle circostanze: così in alcuni momenti sarà utile essere più dipendenti o passivi del solito, mentre in altri sarà più funzionale esserlo meno.
Accade però che in alcuni individui questi tratti di personalità siano rigidi, pervasivi e indipendenti dal contesto tanto da generare molta sofferenza nella persona stessa ma anche in chi gli sta intorno. Ad esempio, alcune persone tendono costantemente a sospettare che gli altri, comprese le persone che gli vogliono bene, possano volergli del male e si comportano di conseguenza, allontanando di fatto da sé tutte le persone potenzialmente in grado di dare loro affetto e dalle quali riceverlo. Alcune persone, invece, hanno costante bisogno di rassicurazioni e di qualcuno che li aiuti a prendere decisioni che da soli temono di non riuscire a prendere e questo può generare sofferenza sia in loro che nelle persone che gli stanno vicino.
Di solito i tratti sono così consueti e stabili che le persone stesse non si accorgono di mettere in atto comportamenti rigidi e inadeguati che suscitano le reazioni negative degli altri. Al contrario, si sentono sempre vittime della situazione e alimentano il proprio disturbo. In altre parole, queste persone non si rendono conto di indossare le lenti che indossano e sono spesso convinte che il problema sia “fuori” di sé. In quest’ultimo caso la personalità ha assunto dei tratti di rigidità tali per cui si possa parlare di un vero e proprio disturbo.
Vediamo quali sono i disturbi di personalità classificati dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV tr).
Disturbo Borderline di Personalità
Il disturbo borderline di personalità è stato definito come un disturbo della capacità di regolare e modulare le proprie emozioni. I pazienti borderline alternano rapidamente, ad esempio, momenti di serenità e tristezza intensa, tra rabbia e il senso di colpa. Le persone che hanno questo disturbo fanno fatica a stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo, vivono con estrema intensità dei rapporti che quasi sempre falliscono o risultano emotivamente distruttivi. Questi soggetti, infatti, sperimentano emozioni intense e devastanti e le manifestano in modo molto drammatico. Proiettano spesso le loro inadempienze sugli altri, sembrano vittime degli altri quando ne sono a volte i carnefici. L’aspetto più evidente e preoccupante del disturbo borderline è che presenta sintomi potenzialmente dannosi per il soggetto (abbuffate, uso e abuso di sostanze, guida spericolata, sessualità promiscua, condotte antisociali, tentativi di suicidio, ecc.) e si associa a scoppi improvvisi di rabbia intensa.Gli elementi salienti del disturbo sono:
Labilità affettiva. Il disturbo borderline è caratterizzato da una disregolazione emotiva pervasiva e da oscillazioni dell’umore dipendenti dal contesto, in particolare dall’andamento delle relazioni interpersonali.
Problemi con la rabbia. Questi pazienti, nel tentativo di controllare i propri picchi emotivi, ricorrono all’azione impulsivamente, agiscono senza riflettere. L’impulsività si può esprimere con esplosioni di rabbia e litigi anche molto violenti.
Relazioni caotiche. Il paziente borderline manifesta grosse difficoltà nei rapporti interpersonali. In particolare, la sua incapacità di contenere la rabbia, nonché di limitarne le espressioni manifeste, gli preclude ogni possibilità di mantenere rapporti affettivi stabili.
Paura dell’abbandono. I pazienti borderline hanno sviluppato nel corso della propria storia un concetto di sé in quanto esseri indegni, cattivi, difettosi e si aspettano che, nel momento in cui gli altri si saranno accorti di questa loro indegnità, inevitabilmente li abbandoneranno. Ai loro occhi ogni allontanamento, ogni assenza, ogni distacco temporaneo e anche le piccole divergenze quotidiane rappresentano un potenziale pericolo che quello che loro si aspettano, ovvero di essere abbandonati, stia per accadere.
Disturbi dell’identità con mancanza di senso di sé e senso di vuoto. Il paziente borderline ha spesso la percezione di essere “diverso” , di essere quasi un’altra persona a seconda della situazione e del contesto. Spesso, questa è la stessa percezione che hanno le persone che vivono e sono vicine ad un paziente borderline. A volte hanno la sensazione di avere a che fare con persone differenti a seconda della situazione.
Comportamenti suicidari. Accade spesso che i pazienti borderline tentino il suicidio, pensino al suicidio o siano convinti che il suicidio sia la migliore soluzione ai propri problemi. l’idea di potersi togliere la vita, per queste persone, rappresenta una sorta di “via d’uscita”, un sollievo da stati emotivi negativi molto intensi.
Sembra che anche i gesti autolesivi e impulsivi, in generale, servano a dare sollievo nei momenti di disperazione. Un’overdose, ad esempio, determina generalmente un’ipersonnia che ha importanti effetti sulla regolazione dell’emotività.
Risposte dissociative. In momenti di estremo stress, i pazienti borderline possono manifestare sintomi di dissociazione durante i quali hanno la sensazione di non essere “presenti a sé stessi” e dei quali, a posteriori, non ricordano nulla.
Disturbo Narcisistico di Personalità
I pazienti narcisistici sono individui che coltivano ed esprimono un’idea di sé stessi in quanto esseri speciali, le cui qualità sono eccezionali ma sottostimate dagli altri. Spesso i narcisisti soffrono proprio a causa di questo mancato riconoscimento del proprio valore da parte degli altri. Il soggetto è pervaso da un senso di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), da un bisogno continuo di adulazione e dall’incapacità di entrare in empatia con gli altri. Il disturbo compare nella prima età adulta e per essere diagnosticato devono essere presenti 5 (o più) dei seguenti sintomi:
- Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
- Fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
- Convinzione di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; oppure eccessiva preoccupazione di ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto
- Desiderio di un’ammirazione eccessiva rispetto al normale
- Forte sentimento di propri diritti e facoltà, irrealisticamente convinzione che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
- Tendenza ad approfittare degli altri per raggiungere i propri scopi senza rimorso
- Carenza di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
- Tendenza a provare invidia e convinzione che altri provino invidia per lui/lei
- Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo è) Il senso di grandiosità di cui è pervaso l’individuo narcisista maschera una profonda vulnerabilità che lo rende ipersensibile alle critiche o alle frustrazioni in seguito alle quali il soggetto può sviluppare un senso di umiliazione tale da condurlo al ritiro sociale o all’umore depresso. All’opposto, di fronte a una critica, può reagire con sdegno, rabbia o contrattaccare con insolenza. Le relazioni interpersonali sono perciò normalmente compromesse, inficiate dalla sua intolleranza alla critica e alla sconfitta.
Disturbo Dipendente di Personalità
Il paziente affetto da Disturbo di personalità dipendente ha una vitale e pervasiva necessità di relazioni interpersonali nelle quali viene accudito, teme fortissimamente la solitudine e l’abbandono ed è scarsamente incline ad intraprendere delle azioni autonomamente.
Per fare diagnosi di Disturbo di personalità dipendente è necessario che il paziente presenti almeno 4 dei seguenti sintomi:
- Difficoltà a prendere decisioni quotidiane senza richiedere un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazini
- Bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita
- Difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione
- Difficoltà ad iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità piuttosto che per mancanza di motivazione o di energia)
- Tendenza a fare qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli
- Sensazione di essere a disagio o indifeso quando è solo per il timore esagerato di essere incapace di provvedere a se stesso.
- Al termine di una relazione stretta, ricerca urgentemente un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto
- Preoccupazione non realistica di essere lasciato a provvedere a se stesso.
A livello comportamentale, il paziente dipendente appare docile, non assertivo e tendente ad evitare le responsabilità adulte con una conseguente sottomissione nelle relazioni interpersonali e un livello relativo all’immagine di sé caratterizzato da ingenuità e sentimenti di inettitudine e inadeguatezza. Il paziente dipendente si vede debole, bisognoso di cure e indifeso in contrasto con la rappresentazione delgi altri, visti come cometenti e capaci di assicurare protezione e accudimento.
Disturbo evitante di personalità
Il paziente evitante è un soggetto estremamente distaccato e indifferente alle relazioni umane. Alla soglia del contatto con gli altri si sente inadeguato, ne teme il giudizio negativo, è inibito e prova emozioni di ansia e vergogna tipiche delle componenti fobiche della personalità. Il paziente evitante vive in modo più o meno pervasivo un senso di estraneità nei rapporti duali e di esclusione nei rapporti gruppali, non riesce a provare un pieno ed appagante senso di condivisione ed appartenenza.
Le caratteristiche essenziali del Disturbo Evitante di personalità come descritte nel DSM-IV tr sono una modalità pervasiva di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità alla valutazione negativa. Il nucleo problematico centrale del disturbo evitante è l’estrema difficoltà di raggiungere l’intimità con altri individui, a stabilire relazioni strette perché all’interno di relazioni strette l’evitante avverte comunque un senso di esclusione. I pazienti evitanti collegano il senso di inadeguatezza che vivono nella relazione all’aspettativa di essere rifiutati o giudicati negativamente; ne consegue la tendenza ad evitare, fuggire i rapporti con gli altri.
L’evitante è estremamente diffidente nelle relazioni non per il timore di subire un danno dagli altri ma perché in mezzo agli altri sperimenta un vuoto emotivo profondo che non riesce quasi a spiegarsi. LA sua sfiducia è legata al timore di sentirsi imbarazzato ed umiliato una volta scoperta la sua inadeguatezza.
Evitare le relazioni allevia stati d’animo negativi elicitati dal pensiero di vivere relazioni intime problematiche. Il desiderio di affetto si accompagna ad una costante paura del rifiuto, di qui il ritiro in una solitudine vissuta con tristezza.
Gli evitanti ritengono di essere socialmente incompetenti; ciò li rende estremamente sensibili al giudizio, timorosi del rifiuto e proni all’autocritica. Un giudizio negativo confermerebbe la loro convinzione di essere non amabili e pieni di difetti. La prospettiva del rifiuto è quindi per loro dolorosissima e, vista la bassa autostima, preferiscono tenere a distanza le persone che, avvicinandosi, potrebbero scoprire la loro vera natura.
Disturbo Paranoide di Personalità
Il paziente con disturbo di personalità paranoide è caratterizzato da una tendenza ingiustificata a percepire le azioni degli altri come minacciose e/o umilianti. Spesso non è possibile definire un esordio del disturbo in quanto il tratto della sospettosità viene descritto come un tratto stabile della persona (i familiari spesso dichiarano “è sempre stato estremamente sensibile e permaloso”).
I pazienti paranoidi sembrano trascorrere la loro esistenza in un unico stato emotivo e cognitivo caratterizzato dalla sospettosità e dalla diffidenza e tale condizione pare non essere vissuta con disagio dal paziente stesso.
I temi che dominano gli stati mentali del paziente paranoide sono i più variegati: la sensazione di minaccia-pericolo-aggressione, il timore di essere umiliati e la percezione di essere vittime di ingiustizia da parte di un’innumerevole quantità di persone.
Sebbene il paziente paranoide desideri avere delle relazioni con gli altri, il suo stile guardingo fa sì che gli altri si allontanino.
La sensazione pervasiva che caratterizza le interazioni del paziente e che probabilmente sostiene la tendenza a diffidare di tutti è quella del distacco. Il senso doloroso della non appartenenza, dell’essere escluso in quanto non voluto, dell’essere emarginato dal gruppo, sono tratti specifici della condizione paranoidea.
Una delle caratteristiche che si possono rintracciare nelle storie dei pazienti paranoidi è la costanza della sensazione di minaccia e di pericolo.
Alcuni autori sostengono che il disturbo Paranoide di personalità derivi fondamentalmente da una cronica carenza di fiducia legata strettamente a maltrattamenti familiari. In questi modelli, il bambino imparerebbe ad aspettarsi dagli altri comportamenti sadici, a riconoscere e sopravvalutare ogni segnale di pericolo.
Disturbo Istrionico di Personalità
Il disturbo istrionico di personalità è un disturbo di personalità caratterizzato essenzialmente da un’intensa emotività, esternata con modalità teatrali, e da costanti tentativi di ottenere attenzione, approvazione e sostegno dagli altri, mediante comportamenti celatamente o apertamente seduttivi. Oltre allo stile interpersonale drammatico e inappropriatamente seduttivo, caratterizzano questo disturbo l’impressionabilità, la tendenza alla somatizzazione e la ricerca della novità.
Tali caratteristiche compaiono entro la prima età adulta della persona, investono numerosi contesti della sua vita e li compromettono, causando sofferenza soggettiva.
Le persone che presentano un disturbo istrionico di personalità si sentono a disagio o non si sentono apprezzate quando non sono al centro dell’attenzione altrui. Queste persone possono inizialmente affascinare le nuove conoscenze per il loro entusiasmo, l’ipersocievolezza, la tendenza a coinvolgere, l’ostentazione di sicurezza e la seduttività. In particolare, il loro comportamento seduttivo risulta inappropriato in quanto viene attuato in contesti non adeguati (es. in ambito lavorativo) e anche nei confronti di persone per cui non nutrono un reale interesse sentimentale o sessuale (es. datori di lavoro, amici).
La focalizzazione sull’approvazione altrui, piuttosto che sulle proprie esperienze interne, determina la propensione a considerare se stessi solo in funzione degli altri e, dunque, a sperimentare uno scarso senso di identità personale.
Altra caratteristica distintiva di questo disturbo è l’espressione emotiva drammatica e superficiale. Chi soffre di disturbo istrionico di personalità ha manifestazioni emotive intense e plateali (es. piangere in modo incontrollabile per un evento di scarso rilievo, abbracciare con trasporto persone conosciute da poco), che si accendono e spengono in modo rapido e che non sembrano vissute in profondità. Queste persone, infatti, possono venir accusate di simulare sentimenti che non vivrebbero in maniera autentica. In particolare, lo stile di comunicazione di chi presenta il disturbo istrionico di personalità risulta teatrale (es. gesticolare, usare la mimica facciale), impressionistico e privo di dettagli: queste persone possono esprimere opinioni in modo convincente, ma le sottostanti ragioni spesso risultano prive di dati e di dettagli che le supportano.
Un’altra caratteristica peculiare del disturbo istrionico di personalità è il considerare le proprie relazioni più intime di quanto siano in realtà (es. considerare un conoscente come un caro amico, fantasticare su conoscenti in modo romantico, permettersi di chiamare per nome di battesimo persone appena conosciute).
Sul piano psicosociale, le persone che hanno sviluppato il disturbo istrionico di personalità spesso hanno sperimentato durante l’infanzia difficoltà nella soddisfazione dei loro legittimi bisogni di attenzione e cure. Alcune di queste persone sono state apprezzate dalle figure significative, in particolare dai genitori, per il loro aspetto piacevole e per le loro doti di intrattenitori, piuttosto che per il loro modo di essere, per cui hanno imparato che, per soddisfare i propri bisogni affettivi, bisogna utilizzare l’aspetto fisico e la seduttività
Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità
Il disturbo di personalità ossessivo compulsivo è caratterizzato da un complesso di risposte molto rigide della personalità, tendenza ad osservare rigorosamente regole e procedure, perfezionismo patologico, occorrenza di pensieri e azioni ripetitive.
I pazienti che presentano un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, presentano comportamenti coerenti con le seguenti caratteristiche: ferma applicazione delle regole e dei principi in cui credono, adesione alle convenzioni sociali, scrupolosità e coscienziosità in materia di moralità e di etica; rigida organizzazione della vita quotidiana; dedizione eccessiva al lavoro, occupano gran parte del tempo in attività produttive, al punto da escludere i momenti di svago e le amicizie; perfezionismo patologico che interferisce con la capacità di prendere decisioni e di portare a termine le attività programmate; elaborazione di schemi, liste, programmi e gerarchie relativi allo svolgimento di un compito; accumulo di oggetti consumati o di nessun valore; avarizia e mancanza di generosità, in quanto considerano il denaro come qualcosa da accumulare in vista di catastrofi future; comportamenti interpersonali formali, educati e corretti; comportamento giudicante, critico, controllante e punitivo nei confronti di coloro con cui entrano in relazione; comportamento compiacente e fintamente ossequioso nei confronti di figure che percepiscono come autorevoli; riluttanza a delegare lo svolgimento dei compiti e scarsa collaborazione nei gruppi di lavoro e, infine, insistenza nel pretendere che i subordinati aderiscano ai ruoli ed ai metodi che essi stabiliscono.
Dal punto di vista emotivo, invece, presentano una notevole difficoltà ad esprimere i propri stati d’animo ed a manifestare emozioni di calore e di premura verso gli altri; nello stesso tempo, essi mostrano una fondamentale tendenza a trattenere i propri sentimenti aggressivi, nonché qualunque indicazione sui propri interessi personali, dedicando tutti i loro sforzi per andare incontro ai desideri altrui.
Ad ogni modo, le emozioni da loro maggiormente sperimentate sono: l’ansia relativa all’eventualità che si verifichino catastrofi future; la paura di essere disapprovati e giudicati negativamente; la rabbia e l’ostilità verso gli altri, legate all’impossibilità di esprimere le proprie emozioni ed i propri pensieri.
Appaiono, inoltre, profondamente rigidi e testardi, al punto da rimanere inflessibilmente ancorati alle proprie convinzioni, riluttanti a considerare il punto di vista altrui e ad accettare idee diverse dalle proprie.
I pensieri tipici che attraversano la mente di questi pazienti sono: “Ci sono comportamenti, decisioni ed emozioni giuste e sbagliate”; “Sbagliare significa aver fallito, essere meritevoli di critica”; “Fallire è intollerabile”; “La gente dovrebbe fare meglio, mettercela tutta”; “So qual é la cosa migliore da fare”; “I dettagli sono essenziali”; “Devo controllare perfettamente il mio ambiente, così come me stesso; la perdita di controllo è intollerabile e pericolosa”; “Senza le mie regole crollerò”.
Difetti ereditari o congeniti possono svolgere un ruolo rilevante nella strutturazione del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità; allo stesso modo, un temperamento ansioso può notevolmente incidere su tale sindrome.
Un peso importante nell’insorgenza del disturbo può essere assunto, inoltre, da alcune caratteristiche presenti nei genitori di questi pazienti; tra esse le più rilevanti sembrano essere: poca spontaneità ed espressività emotiva dei genitori; eccessiva indulgenza, durante i primi anni di vita del figlio ed elevati standard morali.
Disturbo di Personalità Schizoide
Il paziente schizoide è caratterizzato da un totale ritiro emotivo. Dal momento che possiede capacità molto ridotte di esperire e manifestare emozioni, è estremamente difficile comprenderlo e mettersi “nei suoi panni”. ll paziente schizoide sembra addirittura non “avere” i sentimenti, per questo motivo è molto difficile che chi gli sta intorno abbia la sensazione di aver instaurato una relazione con lui.
I criteri DSM per fare diagnosi di Disturbo schizoide di personalità sono:
Una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali e una gamma ristretta di espressività emotiva nel contesto interpersonale, comparse entro la prima età adulta e presenti in diversi contesti come indicato da almeno quattro dei seguenti criteri:
- non desidera né prova piacere nelle relazioni strette, incluso il far parte di una famiglia;
- quasi sempre sceglie attività solitarie;
- dimostra poco o nessun desiderio di avere esperienze sessuali con un’altra persona;
- trae piacere, ammesso che ciò accada, in poche attività;
- non ha amici stretti o confidenti a parte i parenti stretti;
- appare indifferente nei confronti delle lodi o delle critiche degli altri;
- mostra freddezza e distacco emozionale, o un’affettività ristretta;
I soggetti con disturbo schizoide di personalità danno l’impressione di essere freddi e distaccati; mostrano un’estrema riservatezza e una mancanza di coinvolgimento negli eventi di ogni giorno e nelle preoccupazioni degli altri. Appaiono calmi, distanti, appartati e asociali. Possono condurre la loro vita con un bisogno o un desiderio sorprendentemente scarso di legami emozionali con gli altri. La storia della vita di queste persone riflette interessi solitari e successo in lavori non competitivi e isolati, difficilmente tollerati dagli altri. La loro vita sessuale può esistere esclusivamente a livello di fantasia e possono posporre indefinitamente la sessualità matura. Di solito, i soggetti con disturbo schizoide di personalità sono in grado di investire un’enorme energia affettiva in interessi non umani, come ad esempio la matematica e l’astronomia, e sono molto attaccati agli animali. Spesso sono del tutto assorbiti in manie dietiste e salutiste, movimenti filosofici e progetti di miglioramento sociale, soprattutto se non è richiesto un coinvolgimento personale.
Sebbene i soggetti con disturbo schizoide di personalità sembrino essere assorbiti in loro stessi e impegnati in un eccessivo sognare a occhi aperti, hanno una normale capacità di riconoscere la realtà. Spesso vengono considerati distaccati; tuttavia, talvolta, sono in grado di concepire, sviluppare e offrire al mondo idee davvero originali e creative.
Disturbo di Personalità Schizotipico
Il disturbo Schizotipico di personalità è caratterizzato da nna modalità pervasiva di deficitarie relazioni interpersonali e sociali caratterizzata da un disagio acuto e da una ridotta capacità nelle relazioni intime così come da distorsioni cognitive o percettive ed eccentricità comportamentali che compaiono entro la prima età adulta e sono presenti in una grande varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri:
- idee di riferimento (con esclusione del delirio di riferimento);
- strane credenze o pensiero magico che influenzano il comportamento e sono in contrasto con le norme subculturali (ad esempio: superstizione, credere nella chiaroveggenza, nella telepatia o nel “sesto senso”; nei bambini e negli adolescenti fantasie e pensieri bizzarri);
- esperienze percettive insolite, comprese le illusioni corporee;
- pensiero e linguaggio strani ( ad esempio: bizzarro, circostanziato, metaforico, iperelaborato o stereotipato);
- sospettosità o ideazione paranoide;
- affettività inappropriata o coartata;
- comportamento o aspetto strano, eccentrico o bizzarro;
- nessun amico stretto o confidente oltre ai parenti di primo grado;
- eccessiva ansia sociale, che non diminuisce con la familiarità e che tende ad essere associata con paure paranoidi piuttosto che con una autovalutazione negativa;
E’ stato riportato che il Disturbo Schizotipico di Personalità si manifesta approssimativamente nel 3% della popolazione generale.
I pazienti schizoidi e schizotipici spesso vivono ai margini della società. Possono essere ridicolizzati come oppure possono essere semplicemente lasciati da soli a condurre un’esistenza solitaria e riservata. Il loro isolamento e la loro provare e condividere emozioni possono indurre gli altri a rammaricarsi per loro e a ricercarli. Spesso, tuttavia, gli individui che compiono tale gesto finiscono per rinunciarvi dopo essere stati ripetutamente respinti. I familiari possono diventare così esasperati da costringere i loro congiunti a cercare una cura. Altri pazienti schizoidi e schizotipici possono accedere al trattamento psichiatrico per libera scelta, a causa della loro dolorosa solitudine.
I pazienti con disturbo schizotipico di personalità presentano una vulnerabilità biologica comune a quella della schizofrenia identificabile nella dimensione di organizzazione cognitivo/percettiva (capacità di elaborare adeguatamente stimoli, processare le informazioni in relazione all’esperienza pregressa e selezionare la strategia di risposta più adeguata). Fra gli indicatori neuropsicologici comuni, gli autori hanno individuato pattern disfunzionali nei movimenti oculari, disturbi dell’attenzione sostenuta, della capacità di elaborare le informazioni e disturbi della percezione sensoriale. Alla luce di questi dati, il disturbo schizotipico di personalità può essere considerato quello in cui i fattori biologici sembrano avere l’influsso più rilevante sull’etiologia.
Disturbo Antisociale di Personalità
Il Disturbo Antisociale di Personalità (DasP) è caratterizzato da una modalità di comportamento irresponsabile e aggressiva. Gli individui che presentano un DAsP sono incapaci di far fronte agli obblighi finanziari, di essere genitori responsabili e di sostenere un’attività lavorativa continuativa; questi soggetti compiono ripetutamente atti illegali suscettibili di arresto come rubare, avere occupazioni illecite o distruggere proprietà, sono spesso coinvolti in risse e sono incapaci di provare sensi di colpa o rimorso. Perché possa essere formulata diagnosi di Disturbo Antisociale di Personalità l’individuo deve avere almeno 18 anni e una storia di Disturbi della Condotta prima dei 15 anni.
Queste persone presentano una modalità di comportamento socialmente irresponsabile e di indifferenza per i diritti degli altri e la violazione di essi.
Le persone che accusano questo disturbo sono di solito segnate da una lunga storia di comportamenti antisociali che, nella quasi totalità dei casi, si evidenziano prima di aver compiuto i diciotto anni. L’infanzia di questi pazienti è di solito contrassegnata da piccoli furti, menzogne, frequenti scontri con chi rappresenta l’autorità. Una volta adulte, queste persone sono incapaci assumersi responsabilità. Non conoscono la gratitudine o il rimorso, mentre provano frequentemente sentimenti quali rabbia, noia e disprezzo. Sono tendenzialmente arroganti e portate a sfruttare chiunque possa soddisfare i loro bisogni.
Sono stati individuati diversi fattori di rischio che espongono all’insorgenza del disturbo antisociale di personalità.
Rispetto alla popolazione generale, il disturbo antisociale di personalità è più comune tra i consanguinei di primo grado di individui che hanno questo disturbo. Da alcuni studi sull’adozione emerge che sia fattori genetici, che ambientali contribuiscono all’insorgenza di questo disturbo. Infatti sia i figli biologici, che quelli adottivi di genitori con disturbo antisociale di personalità hanno una probabilità maggiore di sviluppare tale disturbo.
Le acquisizioni scientifiche nell’ambito della teoria della mente ci permettono di affermare che chi è affetto dal disturbo antisociale di personalità comprende gli stati mentali (pensieri, emozioni e sensazioni fisiche) propri e altrui, ma ha difficoltà ad assumere la prospettiva degli altri (difficoltà di decentramento) e, dunque, a sintonizzarsi emotivamente con loro. Potrebbe esistere una predisposizione biologica a tale deficit e/o questo potrebbe essere appreso da figure di accudimento che presentano il deficit.



