Dipendenza da Internet
Lo sviluppo e l’utilizzo delle nuove tecnologie in particolare di Internet e di tutte le sue diverse applicazioni sono diventate ormai parte integrante della nostra vita scolastica, lavorativa e del nostro tempo libero. Migliaia sono le possibilità di ampliare le nostre conoscenze, di entrare in contatto con qualsiasi tipo di informazione e contenuto, di scambiare e condividere idee ed opinioni con persone lontanissime da noi sia dal punto di vista geografico che culturale e sociale. Se tutto questo nella maggioranza dei casi non ha che l’effetto di apportare vantaggi e miglioramenti a livello individuale non possiamo però dimenticare che le potenzialità che la Rete ci offre non sempre vengono gestite nella maniera più adattiva ed utile per le persone.
Recenti pubblicazioni internazionali su questo argomento mostrano infatti come un utilizzo inadeguato della Rete può portare ad una dipendenza psicologica con conseguente sviluppo di una sintomatologia invalidante per il soggetto.
Lo psichiatra americano Ivan Goldberg parlò per primo di I.A.D. (Internet Addiction Disorder) proponendo dei criteri diagnostici mutuati dalla diagnostica per le dipendenze indicata dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali).
Egli sottolineò l’importanza per la diagnosi dei segni clinici di tolleranza, di astinenza e di danno in aree del funzionamento sociale, occupazionale o in altri ambiti importanti.
Più recentemente (AA.VV., 1998), per individuare e distinguere i segni di rete-dipendenza dal consumo non patologico di Internet, si fa riferimento ad alcuni comportamenti, che rappresentano indicatori qualitativi o quantitativi di differenza tra normalità e patologia e che hanno permesso di distinguere 3 tappe nel percorso verso la forma più stabile della Dipendenza Patologica dalla Rete.
Prima tappa verso la rete-dipendenza o fase iniziale E’ caratterizzata dall’attenzione ossessiva a temi e strumenti inerenti l’uso della rete, che genera comportamenti quali controllo ripetuto della posta elettronica durante la stessa giornata, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat.
Seconda tappa o tossicofilia E’ caratterizzata dall’aumento del tempo trascorso on-line, con un crescente senso di malessere, di agitazione e di basso livello di attivazione quando si è scollegati (una condizione paragonabile all’astinenza). Sono importanti indicatori di tossicofilia il malessere soggettivo off-line e l’abuso on-line, spesso anche nelle ore lavorative e nelle ore notturne, in cui si è disposti a rinunciare anche al sonno.
Terza tappa o tossicomania E’ la fase in cui la rete-dipendenza agisce ad ampio raggio, danneggiando diverse aree di vita, quali quella lavorativa, delle relazioni reali e quella scolastico-lavorativa e in cui si rilevano problemi di scarso profitto, di assenteismo scolastico-lavorativo e di isolamento sociale anche totale.
Goldberg con la sua proposta ha dato avvio ad una riflessione che ha suscitato l’interesse di psicologi e psichiatri ed ha imposto all’attenzione del mondo il rischio di dipendenza da Internet.
I principali sintomi che caratterizzano l’IAD sono:
1. bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
2. marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
3. sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, classici sintomi astinenziali;
4. necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;
5. impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet;
6. dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
7. continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete
E ’importante sottolineare che le Dipendenze da Internet rappresentano spesso un sintomo derivante da quadri clinici patologici preesistenti, ad esempio disturbi della personalità, depressione, disturbi bipolari o ossessivi-compulsivi.
In questi casi, infatti, il ricorso ad Internet collegato al tentativo di compensare le difficoltà relazionali reali, ricercando nella Rete amici o relazioni sentimentali attraverso una via più veloce e sicura perché non mette a rischio di provare le difficoltà e le delusioni delle relazioni reali, consente di non affrontare le proprie insicurezze consentendo di indossare una maschera protettiva impossibile da indossare nelle relazioni faccia a faccia.
Pertanto le persone con certi tipi di disagio psicologico, dovrebbero moderare l’utilizzo di Internet e riflettere sui bisogni che la Rete talvolta crea l’illusione di poter soddisfare, sugli aspetti della propria personalità e sulle insicurezze che bisogna invece affrontare gradualmente, poiché la necessità di comunicare deve essere appagata imparando a farlo realmente e non solamente in maniera virtuale.
L’abuso di Internet può però interessare anche persone che non presentano alcuna patologia e che vivono l’utilizzo di questo strumento come la possibilità di sperimentare emozioni e relazioni ritenute troppo complicate nella vita reale, oppure più spesso semplicemente l’abuso nell’utilizzo di internet finisce per togliere tempo alle relazioni reali quotidiane portando il soggetto ad un isolamento relazionale e sociale sempre più profondo e pericoloso. Infatti questo isolamento può portare la persona a ricercare ancora di più relazioni virtuali che possano riparare alla solitudine sperimentata, in un circolo vizioso che si autoperpetua. Altrettanto pericolosa è la possibilità fornita della rete di poter sperimentare parti di sé altrimenti difficilmente esplorabili nella vita vera portando le persone a trascorrere sempre più ore incollate al pc, in quanto la vita virtuale viene percepita come maggiormente soddisfacente rispetto a quella reale. Alla lunga questo può portare sia ad una compromissione delle relazioni interpersonali che della vita lavorativa, quando ad esempio non si può fare a meno di collegarsi anche durante le ore lavorative.
Infine la Rete possiede della potenzialità psicopatologiche per la possibilità di far sperimentare un certo senso di onnipotenza, vincere il tempo e le distanze, far sperimentare diverse identità e personalità. E’evidente come tutto questo possa essere vissuto positivamente solo esercitando un certo controllo su questo mezzo e sui propri comportamenti e non trascurando le comuni relazioni ed attività quotidiane che caratterizzano la nostra vita.
IL TRATTAMENTO
Innanzi tutto rendere realmente consapevole la persona del problema che lo affligge e delle conseguenze a breve e lungo termine che da questo possono derivare a livello relazionale, familiare, sociale e lavorativo. Infatti la problematica spesso è vissuta a lungo in modo non disturbante e la persona si rivolge allo specialista in seguito ad insistenti pressioni da parte dei familiari preoccupati per le conseguenze che questa dipendenza produce sul loro caro e sui rapporti con lui/lei.
Il passo successivo alla consapevolezza è un aiuto professionale attraverso una condivisione reale del problema con un gruppo omogeneo, favorendo in maniera mirata e guidata lo sviluppo di riflessioni sulla necessità di superare le proprie difficoltà (ad esempio eventuali insicurezze) attraverso modalità più adattive ed efficaci.
Infine, fornire informazioni, indicazioni e strategie utili ad interrompere le condotte disadattive e a prevenire le eventuali ricadute nel disturbo.



